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L’Essenza dei Beatles

1.3 L’Essenza dei Beatles

Per il musicologo Wilfred Mellers “L’essenza dei Beatles è stata la loro onestà, lo spirito del genio beatlesiano è ciò che chiamiamo adolescenza, una coscienza verbale primitiva” . Si riconosce ai Fab Four, il merito di aver dato voce all’adolescenza, un’adolescenza che, come sappiamo, prima non veniva affatto considerata ma che da quel momento, prenderà in mano le redini della propria esistenza caratterizzandosi per la grande gioia di vivere. Secondo Sir William Rees-Mogg, direttore del Times, “Era un periodo di grande cambiamento. Un periodo in cui il cosiddetto gap generazionale parve improvvisamente divenire incolmabile: tutto questo avveniva prima delle rivolte nelle Università del 1968” , cosciente del fatto che qualcosa stesse accadendo, che stava nascendo una nuova visione del mondo, questi, ne vedeva nei Beatles la ‘avanguardia’. In effetti, nonostante i Fab Four non si fecero volontariamente portavoce dei cambiamenti in atto, ne furono senza dubbio i precursori, secondo il critico musicale Riccardo Bertoncelli infatti sono “la risposta della gioventù inglese alla crisi dei tempi. Diversi, rapidi, infuocati: puliti ma non sonnecchianti. Eguali a chi li ascolta, per una volta finalmente senza brillantina o cicatrici di insulso consumo” .
C’è chi vede nella pace, l’eternità della musica dei Beatles e forse è così. Infatti, se il rock’n’roll si caratterizzò come una musica non proprio violenta, ma di certo di duro impatto contraddittorio nei confronti del passato, portando avanti temi “peccaminosi” come il sesso o l’abuso di alcool, la musica dei Beatles arrivò ad addolcire questa ribellione, divenendo presto dedita all’amore. Nasce anche un po’ da qui la distinzione, fondamentale in quegli anni, tra seguaci dei Beatles, più sereni e superficiali, o seguaci dei Rolling Stones, gruppo rock per antonomasia, ragazzi un po’ più tormentati e profondi. Risultano azzeccatissime le parole dello scrittore Tom Wolfe, secondo cui, “ I Beatles vogliono tenerti per mano, i Rolling Stones vogliono radere al suolo la tua città” . Questa rivalità tra i fan, non rispecchiava il rapporto tra i due gruppi che invece, si sentivano “cugini” : non era insolito vederli insieme a tarda notte in giro per i club e inoltre sembra che, oltre ad assistere alle rispettive prove, si accordassero prima dell’uscita dei propri album così da non intralciarsi a vicenda. Per chiarire ulteriormente il rapporto tra i due gruppi, è indispensabile ricordare che, nel 1963, i Rolling Stones erano ancora agli inizi; Mick Jagger e Keith Richards non avevano ancora cominciato a comporre, il gruppo si era fatto conoscere attraverso la cover di un brano di Chuck Berry, Come On, ed ora necessitava di un pezzo originale valido da incidere. Andrew Oldham, il manager degli Stones, responsabile tra l’altro di quell’immagine da cattivi ragazzi del gruppo, chiese allora a Paul e John di scrivere un pezzo per loro. I Fab Four non se lo fecero ripetere due volte e, cedettero alla band un pezzo lasciato incompleto che Paul aveva composto pensando a Ringo. I Wanna Be Your Man fece conoscere i Rolling Stones al grande pubblico. Il leader del gruppo, Mick Jagger non risparmierà complimenti al quartetto, avrà modo di definirli “Un mostro a quattro teste” ed anche “enormi” .
A rigore di cronaca è giusto far notare che, in effetti, c’era maggior competizione con i Beach Boys con i quali, si somigliavano molto di più dal punto di vista musicale: è cosa risaputa che le due band cercassero continuamente di far meglio l’una dell’altra, il che, più che una cosa negativa, fu senza dubbio uno stimolo a crescere per entrambe e lo dimostra il fatto che, Sgt. Pepper, è ispirato ampiamente da Pet Sound, album dei Beach Boys del 1966 che, grazie ai complessi arrangiamenti e alle tecniche di produzione, mostrò il potenziale nascosto della musica pop. Quella tra queste due band era una ‘amichevole rivalità’ e infatti, pur stimandosi reciprocamente non si frequentarono molto; il loro contatto più significativo risale al febbraio del ’68, durante il ritiro in India a Rishikesh, dove sia i Beatles che Mike Love dei Beach Boys, si erano recati per il corso di meditazione del Maharishi Mahesh.
In ogni caso tra i rapporti più stretti che instaurarono con altri cantanti, va ricordata la grande amicizia con Eric Clapton che, li porterà anche a delle collaborazioni decisamente meritevoli di nota come nel pezzo di George Harrison, While My Guitar Gently Weeps.
Dicevamo che il leader degli Stones li aveva definiti dei mostri e in effetti, dei mostri i Beatles lo erano, visti i livelli raggiunti in così pochi anni di produzione; se poi si vuole aggiungere che di certo, nei primi tempi, non si distinguessero in virtuosismo, e che anzi, erano considerati anche un po’ stonati e quasi incapaci di suonare, mi sento di poter affermare con certezza che non gli mancassero intelligenza, creatività e personalità. Infatti, Norman Smith, il tecnico del suono che assistette al loro provino disse: “Hanno suonato per venti minuti poi sono entrati nella cabina di controllo e abbiamo discusso. Era affascinante. Penso davvero che i Beatles abbiano ottenuto il contratto grazie a questa conversazione. L’hanno ottenuto per l’entusiasmo, la presenza e non per la musica. Durante questa conversazione abbiamo scoperto dei personaggi veramente particolari” . Erano senza dubbio spinti ad emergere, ad esprimere attraverso questa forma d’arte, le realtà e i desideri nascosti dietro l’ipocrisia quotidiana. Quei quattro ragazzi sapevano cosa volevano così come, credevano che avrebbero potuto ottenerlo. E’ facile intuire il perché di tanta convinzione, avevano tante idee che gli frullavano nella testa, sapevano di avere tante cose da esprimere, solo, non avevano ancora imparato a farlo. Una volta avuti i mezzi hanno fatto scuola! La loro forza è stata questa trasbordante personalità, questa loro grande capacità di comunicare. La comunicazione, non solo spiega il perché un discografico abbia deciso di scritturare un gruppo che aveva mostrato di essere mediocre durante il provino, ma anche il grande impatto che i Beatles hanno avuto sulle masse. Una cosa va notata per capire la loro abilità comunicativa : i loro testi, oltre che molti titoli di canzoni, presentano frequentemente la parola ‘you’, lo scopo era chiaramente far sentire ogni persona chiamata in causa, instaurare un contatto diretto con i fan, far sentire che quelle parole erano rivolte a loro, in special modo alle donne che si sentivano così destinatarie di quelle dolci frasi d’amore. Questo aspetto non può essere trascurato perché, spiega l’intensità del rapporto che i Beatles e i propri fan stabilivano, e può in parte chiarire quel fenomeno della Beatlesmania di cui parleremo in seguito.

1.4 ...la musica

Fin da subito i Beatles si dimostrarono degli stacanovisti: nonostante fossero costantemente impegnati tra tour, riprese di film, apparizioni in televisione, conferenze stampa, non rinunciavano a comporre la stragrande maggioranza dei propri brani. Tra il 1963 e il 1965, pubblicarono almeno tre singoli all’anno e due album. Nel primo periodo (quello di Please Please me, With The Beatles, A Hard Day’s Night, Beatles For Sale, Help! e Rubber Soul), i testi dei quattro, parlavano solo di amore, moda e adolescenza. In realtà, in Rubber Soul, appare la loro prima canzone che non parli del dolce sentimento, Nowhere Man, che segna anche l’inizio delle riflessioni filosofiche di John. Dopo Revolver (1966), cominciarono a trattare argomenti più concreti quali le tasse, la religione, gli stati di coscienza alterati oltre che temi quali l’insicurezza o la sconfitta, tipici per John, molto meno per Paul, ma di certo sconosciuti per la musica pop. Questo, può essere considerato uno dei grandi meriti dei Beatles, ampliare il raggio d’azione della musica pop, chiaramente, lo fecero mantenendo il loro stile sbarazzino e giocherellone. Fu anche grazie all’uscita di album più seri, come quello appena ricordato, o Sgt. Pepper, che i Fab Four iniziarono ad essere considerati non più solo una moda, ma dei veri e propri artisti. Fu allora che i rapporti con la stampa si fecero più consistenti perché, ci si iniziò ad interessare di più ai processi creativi alla base della loro musica e alla loro poetica che semplicemente alle loro vite. Nessuno prima di loro, era riuscito a passare dall’essere considerato solo un idolo per le ragazzine, ad essere visto come un artista serio ed impegnato, i Beatles ce la fecero.
Fino al 1965, gli Scarafaggi, cercarono principalmente di affinare la loro tecnica, non distaccandosi troppo dalle regole ormai date del rock’n’roll. Dopo quell’anno però, si dedicarono soprattutto a creare uno stile nuovo e personale. Intrapresero pertanto una serie di innovazioni e sperimentazione che trovavano origine dai generi più disparati oltre che da diverse culture, ne sono un esempio, l’avvicinamento alla musica orientale e a strumenti quali il sitar. Stravolsero il concetto di cantante pop, non solo perché avevano a differenza degli altri una discreta cultura, ma perché decisero di non concedersi più in concerti dal vivo, e di fare dello studio di incisione, il fulcro della loro arte, trasformando gli album in performance. La riluttanza verso le esibizioni, derivò non solo dal fatto che la loro musica era divenuta troppo elaborata per essere riprodotta dal vivo ma anche dal fatto che non provavano più lo stesso piacere nel cantare per i loro fan considerando che, le apparizioni in pubblico, erano ormai diventate inutili a causa delle urla degli spettatori che, non solo non permettevano di ascoltare cosa venisse suonato sul palco, ma impedivano ai cantanti stessi di ascoltarsi e quindi di suonare in modo decente. Questa fu una delle peggiori conseguenze della Beatlesmania.
Senza dubbio, la loro terza fase di sviluppo compositivo, fu influenzata dalle droghe (soprattutto Marijuana ed LSD), dalla meditazione e dalle filosofie orientali. Ci si iniziava a chiedere dove sarebbero potuti arrivare ancora questi ragazzi, quale altre innovazioni il prossimo album avrebbe introdotto, ed invece , i Beatles nelle ultime produzioni, stupirono sì, ma decidendo di tornare alla semplicità iniziale. Incisero pertanto pezzi rock’n’roll principalmente in versioni acustica. Ne venne fuori il doppio album The Beatles che però è conosciuto dal grande pubblico come White Album, data la copertina completamente bianca. Quest’album, rese evidente che il lavoro di gruppo, che l’idillio produttivo tra John e Paul, si stavano dissolvendo. I contributi erano chiaramente solisti. Soprattutto, se fino a quel periodo era Lennon il leader grazie alla sua estrosa personalità, col tempo il suo ego un po’ troppo gonfio oltre alla sua pigrizia esagerata, gli avevano fatto perdere gran parte del suo ascendente sul gruppo che, già dai tempi di Sgt. Pepper e del film The Magical Mistery Tour, si era spostato sempre più verso la persona di Paul, sicuramente più pragmatico e dedito all’impegno di Lennon. In effetti, fu McCartney che spinse e regolò gli atteggiamenti dei suoi compagni nei confronti del lavoro in studio e nella composizione negli ultimi anni, ma questo, invece di risolvere i problemi del gruppo, ne acuì i dissapori, perché nessuno apprezzò questa presa di potere da parte di Paul. C’erano poi altre questioni, come l’ostilità dei ragazzi verso Yoko Ono, nuova compagna di John, o il risentimento di George per la scarsa considerazione dei propri componimenti, o ancor peggio, la scoperta successiva alla morte di Epstein, che, nonostante la loro grandezza e fama, i loro conti in banca erano tutt’altro che stratosferici! A tal proposito va ricordato che Harrison, rimase così sconvolto quando seppe di essere stato inserito nella cosiddetta fascia dei ‘super-contribuenti’ e di conseguenza di dover pagare 96 penny di tasse ogni sterlina guadagnata, da scrivere un brano, Taxman. Va detto inoltre che, anche all’interno del gruppo la distribuzione del denaro divenne un problema; nonostante fossero Paul e John a comporre i brani nella maggior parte dei casi, risulta un po’ eccessivo lo scarto sui profitti derivanti dalle royalties dei vari componenti del gruppo: se alle due menti spettava un bel 30%, a Ringo e George veniva concesso solo l’1,3 % dei guadagni!
Seguirono ancora due album, registrati tra liti e discordie, Abbey Road, uscito prima ma registrato dopo Let It Be che invece, fu l’ultimo loro lavoro ad essere pubblicato. Non si può non ricordare che, in questa occasione, i Beatles, fecero un grande regalo ai loro fan (esperienza che diede vita ad un film documentario che appunto ha il nome di Let It Be) : salirono sul tetto degli studi della Apple di Abbey Road e, improvvisarono un concerto che in pochissimo tempo, richiamò un gran numero di persone, oltre che alla polizia. Era il 30 gennaio 1969, il film usci nel maggio 1970. Il 10 aprile di quell’anno, Paul aveva dichiarato di voler lasciare il gruppo, qualche mese dopo, gli fa eco John. A dicembre si sciolsero ufficialmente, e lo fecero a suon di cause legali purtroppo. I loro rapporti idilliaci si erano consumati, e attacchi e accuse l’un l’altro, furono tutto ciò che rimase dei Beatles oltre la loro splendida musica. Citando Anna Martinova in Sovietskaya Kultura “Appena i Beatles raggiunsero l’acme del successo, ovvero quando si trasformarono da ‘Cenerentoli’ in idoli, la fiaba, come si suol dire, arrivò alla fine” . continua>>>


 
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