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una rivoluzione
a 360 gradi
“Un’epoca in musica

I. THE BEATLES: una rivoluzione a 360 gradi“Un’epoca in musica.

E’ la maniera più sintetica e appropriata per definire i Beatles”
Renzo Arbore

I quattro ragazzi di Liverpool, Paul, John, George e Ringo, arrivano al grande pubblico nel 1963, appena ventenni, per interrompere la loro produzione oltre che collaborazione nel 1970 lasciando tra i fan ancora tanta voglia di Beatles anche perché, le successive produzioni soliste, difficilmente soddisferanno l’appetito dei fedelissimi. La loro storia, che prestissimo diverrà leggenda, continua ancora oggi a interessare studiosi di ogni parte del mondo, e la cosa non stupisce affatto se si considera la dimensione del fenomeno cui hanno dato vita. Sembra che, Jacques Le Goff, dovendo fare una sintesi del secolo attraverso eventi-documenti, non abbia potuto far a meno di inserirvi le canzoni dei Beatles, e questo perché, sono considerati il vero fenomeno culturale del secolo scorso, per la loro capacità, anche inconscia, di influenzare ambiti diversi da quello musicale loro proprio.
Cifre alla mano, i Fab Four dominarono la decade piazzando 13 album nella classifica dei 100 dischi più venduti degli anni Sessanta, 6 di questi si trovano nella Top Ten. Risultano essere la band con più album presenti nella lista, a seguirli Bob Dylan con 6 dischi, The Monkees con 5, insieme a Elvis Presley, la cui fama però risale principalmente agli anni Cinquanta, Simon & Garfunkel, The Doors, Glen Campbell e i Rolling Stones, tutti con 4 album. Il primo posto in classifica spetta al doppio album The Beatles anche se la voce della rivoluzione culturale, come scopriremo, fu Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band che conquista il 4° posto. I numeri comunque, anche se possono aiutarci a capire le dimensioni del successo raggiunto dal Quartetto, non riescono a chiarire i motivi alla base di esso perciò, cercheremo di distanziarci dalle statistiche per dedicarci soprattutto a uno studio del fenomeno dal punto di vista sociale.

1.1 L’Inghilterra: dai piani alti alla middle class

Una curiosità che espliciti il potere degli Scarafaggi in patria, consiste nella dichiarazione dell’International Astronimical Union’s Minor Planet, secondo cui, quattro asteroidi scoperti tra il 1983 e il 1984, sono stati battezzati con il loro nome: Paul, John, George e Ringo!
In effetti, il loro successo ‘planetario’, li rese il più fruttuoso prodotto d’esportazione dell’Inghilterra postbellica; la vendita dei loro prodotti, risollevò completamente l’economia inglese del periodo. Secondo Philip Norman, biografo della band, molto presto, “I Beatles non furono più solo una moda per teenager, ma l’orgoglio di una nazione intera” . Questo potrebbe spiegare perché questi ragazzi, poco più che ventenni, ebbero l’onore di essere insigniti del titolo di baronetti dalla Regina che, per premiarli, decise di ignorare le critiche di puritani e benpensanti. Il titolo di Membri dell’Ordine dell’Impero Britannico, fu assegnato loro il 26 ottobre 1965, da Elisabetta II, quindi, solo due anni dopo la loro apparizione. La data è particolarmente importante perché chiarisce come nel proprio paese, questi ragazzi divennero presto un mito e, furono da subito considerati delle personalità meritevoli di ampia considerazione. La loro importanza per la cultura britannica è inestimabile; sono entrati a pieno merito a far parte dell’elenco degli artisti che hanno reso grande l’Inghilterra; sono venuti a rafforzarne il leggendario splendore che con gli anni si era un po’ affievolito a causa anche della colonizzazione che la cultura americana iniziava ad attuare.
Non è un caso allora che, anche nei piani più alti della politica, venissero e vengano presi ad esempio, per dare un’idea fresca e innovatrice alla Gran Bretagna. Lo dimostra la dichiarazione dell’attuale Primo Ministro inglese Tony Blair, “Costruiamo una nuova cultura popolare, trasformata dalla televisione a colori, dal programma Coronation Street e dai Beatles” o le frequenti affermazioni di stima di Harold Wilson, capo del Partito Laburista che vinse nel 1964, e primo personaggio reale e vivente, insieme al suo avversario alle elezioni Edward Heath, ad essere nominato in una canzone dei Beatles. Anche la signora Wilson, non si risparmiava dal lodarli, “ Penso che siano ragazzi deliziosi, e morirei dal desiderio di conoscerli. Sia io sia Harold siamo loro fans, ascoltiamo i loro dischi e li guardiamo alla televisione” , ma in fondo, i Beatles erano proprio il genere di persone che Harold Wilson voleva promuovere: anch’egli veniva dal nord, e questi ragazzi dal background operaio, erano un ottimo esempio per le sue idee di una Gran Bretagna non più divisa in rigide classi sociali.
Per la middle class in effetti, rappresentarono una rivincita nel campo delle arti oltre che, la conferma vivente che i sogni si potessero realizzare, e questo perché, nonostante il retroterra culturale e la scarsa preparazione di base, i Beatles poterono crescere e affinare le proprie tecniche fino a divenire dei maestri nel loro campo. Diedero a molti ragazzi la spinta a prendere in mano una chitarra e ad iniziare a strimpellare, diedero a molti la fiducia in se stessi oltre alla speranza di una possibile realizzazione.
La loro, fu anche una rivincita nei confronti dell’industria americana che ormai, aveva l’egemonia totale sul mercato musicale e in particolare nel campo del rock’n’roll. E questo non solo in patria, ma anche all’estero. Furono i primi artisti britannici a conquistare nel vero senso della parola i mercati americani, e lo fecero giocando fuori casa. In effetti il rock è un genere americano per natura, ma, “I più grandi dischi di rock’ n’ roll potrebbero essere quelli degli inglesi, per esempio Money dei Beatles […] inglesi che erano anche ‘americani immaginari’” secondo Greil Marcus, critico del rock. Americani immaginari perché, anche loro si erano nutriti dei modelli americani, e in particolare perché l’Inghilterra, per tradizioni storiche e comunanza, era più esposta degli altri paesi europei all’influenza d’oltreoceano. Ciononostante, anche da li arrivarono modelli nuovi e originali meritevoli di lodi, e i Beatles ne sono un esempio, come ci ricordano Alan Freeman e Brian Matthew, “Ma in breve fu chiara la loro capacità di dare un’identità al pop inglese rovesciando una situazione che vedeva la musica americana colonizzare anche il Regno Unito” .
Un fatto che vogliamo raccontare per dimostrare come il loro successo in America, fu uguale se non anche superiore a quello in patria, è che, anche oltreoceano, quando Timothy Leary, nel 1969, decise di candidarsi alle elezioni per la carica di governatore della California in concorrenza con il futuro presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, chiese aiuto ai Beatles, in particolare a Lennon. John compose e incise un tape con il brano Come Together e lo donò a Leary che, gli aveva chiesto un pezzo da usare nei comunicati pubblicitari e cantare durante i comizi. Questi la fece trasmettere sulle frequenze radio alternative della California ritenendola cosa propria, ma in seguito, il brano risistemato venne inciso dai Beatles e inserito in Abbey Road. L’improbabile sogno di Leary, in ogni caso svanì, in seguito al suo arresto per possesso di stupefacenti.1.2 Arte popolare
Secondo Nick Cohn, storico del rock, “[…] hanno segnato una svolta nella cultura occidentale, il punto a partire dal quale l’arte popolare ha cominciato a essere rispettata nelle più alte sfere intellettuali” ; la loro musica è popolare (pop music) nel senso che è riuscita a conciliare l’ispirazione del popolo con la produzione cantautoriale, la sua grandezza sta nel non essere mai scaduta nel commerciale, nonostante le ragioni del mercato li toccassero da vicino. Col senno di poi, si può dire che, i Beatles hanno migliorato sensibilmente la musica pop che era diventata schematica e stagnante e, ne hanno fissato allo stesso tempo il punto massimo, quello raggiungibile solo da loro! Se all’epoca i lati B dei singoli fungevano solo da riempitivo ed erano spesso canzoni di scarto e negli album erano regolarmente presenti solo un paio di hit meritevoli di considerazione, con i Beatles le cose cambiano: ogni brano ha una propria importanza e spessore, al punto di essere un potenziale singolo.
Se mi si concede una leggerezza, direi in una parola che erano geniali! La loro scarsa dimestichezza con la musica infatti, non ha impedito loro di inventare tecniche che poi sono entrate a far parte della musica stessa, come ad esempio, le tecniche di campionamento. E non solo, tagliavano e incollavano il nastro, proprio come si faceva per il montaggio nel cinema; mandavano pezzi al contrario, a quei tempi una grande innovazione. Luciano Berio li considera gli artefici del passaggio dalla canzone alla ‘drammaturgia sonora’. Inoltre, amavano attingere a diversi stili e generi musicali. La loro ricettività ha fatto sì che una gran commistione di generi, unita a una buona dose di inventiva, desse vita a una musicalità energica e trasognante, vitale e onirica, melodiosa e sperimentale. Il loro genere è stato chiamato inclusivo , il loro suono “imbastardito” , di certo furono l’archetipo del gruppo pop. Sembra quasi che prima di loro non esistesse nemmeno la struttura di una canzone pop e che invece ora, tutto è già scontato, già sentito.
Stefano Mannucci ci fa notare inoltre che “In Inghilterra, naturalmente, i Beatles furono responsabili di ben altre cose. Ad esempio, di aver incoraggiato i più ambiziosi gruppi musicali dell’epoca a seguire la via delle contaminazioni, per far del rock un concetto ‘aperto’, in cui far confluire senza preclusioni di sorta degli spunti classici, o jazz, o folk” . La loro musica in effetti, si caratterizza come un disomogeneo e pur perfettamente miscelato cocktail di generi. Per questo aspetto, un ruolo di rilievo, va assegnato senza dubbio al fatto che, il gruppo fosse nato e cresciuto in una città portuale. Questo diede ai Fab Four l’occasione di assimilare tutto ciò che dalle navi sbarcava, dalla musica alle persone, dalle culture ai gusti. Inoltre, la gavetta di questi ragazzi ancora minorenni, si svolse principalmente ad Amburgo, una tra le città europee più aperta alla musica in quegli anni. Anche qui ebbero modo di conoscere sempre nuove realtà musicali. Molti dei grandi gruppi del periodo iniziarono a suonare lì, ed è proprio ad Amburgo che nacque la consapevolezza dei gruppi di Liverpool di essere protagonisti di un ‘violento rinascimento musicale’.
Curiosità: tra il 1959 e il 1960, quando i Beatles ancora si chiamavano Silver Beatles e Ringo ancora non apparteneva alla formazione, Mino Reitano suonava nel loro stesso locale amburghese, lo Star Club. Spesso succedeva che fosse proprio lui ad introdurli per cui, è capitato anche che suonassero insieme qualche pezzo. Tra le canzoni di Reitano preferite dai Beatles ci sono Io che non vivo e Il nostro concerto.
In quegli stessi anni ad Amburgo si esibivano anche i Rokketti, band italiana il cui leader era Santino Rocchetti. Anche questi ebbero modo di conoscere il quartetto che tra l’altro, si recava spesso ad ascoltarli: Besame Mucho, di cui i Beatles realizzarono una cover, faceva parte del repertorio dei Rokketti, fu pertanto grazie a loro che la conobbero. continua>>>


 
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