1.
Il lungo boom economico
Gli anni Sessanta,
si caratterizzano come un fondamentale periodo di transizione
e trasformazione. Il fermento che li contraddistingue,
è rintracciabile a ogni livello sociale già
a partire dalla fine degli anni Cinquanta, e i suoi effetti,
si protrarranno fin tutto il decennio successivo.
Finita la guerra, il mondo si fece pian piano testimone
di un benessere diffuso e prima quasi sconosciuto che
portò con sé, un crescere del desiderare
degli uomini, di certo sostenuto dalla disperazione che
l’aveva preceduto. Il lungo boom economico, modificò
radicalmente gli stili di vita e le abitudini e, creò
un certo livellamento all’interno delle società;
questo processo fu reso possibile dall’aumento dei
salari oltre che da una crescente attenzione per le provvidenze
sociali. Le maggiori possibilità regalarono una
nuova speranza di vita, la pace ritrovata restituì
agli uomini il piacere di sognare. Le scoperte scientifiche
e tecnologiche promettevano un futuro migliore: la medicina,
negli anni di guerra, aveva fatto passi da gigante; lo
stesso era avvenuto nel campo delle comunicazioni e delle
forniture di energia. Il malessere e la povertà
degli anni di conflitto, furono nel giro di pochi anni
surclassati: se fino a poco prima era difficile procurarsi
anche solo i beni di prima necessità, ora, soddisfatti
quelli, ci si poteva allegramente dedicare a tutti quei
beni superflui che prima, sembravano così inarrivabili.
L’immancabile rovescio della medaglia fu il consumismo,
diffusosi anche grazie alla società di massa che,
proprio in questi anni inizia a delinearsi.
Durante la guerra fu la radio, e non la stampa, a rivestire
il ruolo di maggior fonte di informazione; di lì
a poco le cose sarebbero cambiate. Le numerose ricerche
svolte nel campo delle telecomunicazioni in quel periodo
e negli anni a seguire, ne aumentarono le potenzialità
e la diffusione. L’avvento della televisione, che
fino agli anni Quaranta aveva rappresentato un fenomeno
ristretto, a partire dagli anni Cinquanta si fece consistente
al punto che, la televisione, sostituì la radio
quale principale mezzo di intrattenimento. Il piccolo
schermo, plasmò completamente gli stili di vita
o meglio, plasmò e rispecchiò nello stesso
tempo il gusto popolare: divenne fondamentale per creare
tendenze e fare pubblicità, elementi essenziali
della società dei consumi.
Vi fu anche un fiorire di telefoni ed elettrodomestici
nelle case, oltre che di televisioni. Quella degli elettrodomestici
fu una rivoluzione soprattutto per le donne che ora, dovendo
dedicare molto meno tempo alle faccende casalinghe, avevano
molto più tempo libero da sfruttare per altri interessi.
Crebbero a dismisura la vendita di dischi e libri, di
riviste e fumetti : i 45 giri divennero tra gli oggetti
più ambiti dai ragazzi, una fetta consistente del
mercato a partire da quegli anni, e i paperback, edizioni
tascabili dei libri, si diffusero oltremodo. Il livello
di istruzione crebbe moltissimo anche se, questo è
dovuto pure al fatto che molti più ragazzi avevano
le possibilità economiche per dedicarsi allo studio.
Ci fu anche un maggiore contatto con le altre culture,
grazie alla possibilità di viaggiare. Il miglioramento
delle reti stradali e ferroviarie avvenuto durante la
guerra, oltre che le possibilità offerte dai voli
aerei intercontinentali uniti alla diffusione capillare
delle automobili, crearono una sensazione di restringimento
delle distanze, ogni luogo sembrava più facilmente
raggiungibile. La maggiore disponibilità economica
e di tempo libero portarono ad una grande mobilitazione,
anche il week-end acquisì un valore nuovo grazie
alle gite domenicali.
Ciò che crebbe soprattutto però, e lo dimostreranno
i movimenti di fine anni Sessanta, fu una voglia di affermazione
e visibilità a cui ora, si poteva finalmente ambire.
In questi anni un moto interiore spinge a rifiutare il
già dato e a cercare di creare, una realtà
più vicina all’essere umano, più a
portata anche dell’uomo comune: ci si vuole padroni
del proprio destino e si rivendicano i propri diritti.
Si assiste ad una rottura con il passato, ad un abbattimento
di frontiere e tabù, ad uno svecchiamento dei valori
istituiti; cambiarono non solo lo stile di vita ma anche
la concezione della vita stessa. Era come se dopo tanta
sofferenza, si iniziasse a vedere che la vita era una
cosa meravigliosa e, si iniziasse a credere, che dovesse
essere vissuta…goduta!
Ciò che risulta evidente, forse anche scatenante
riguardo a questo fenomeno, è il diffondersi capillare
di quei mass media, come appunto la televisione, la radio
e il cinema, che si fecero presto portatori di nuovi immaginari:
in effetti, era qui che i nuovi miti venivano istituiti
e istituzionalizzati. La visione di questi mondi perfetti
e alla portata di tutti, indusse le persone a desiderare
ciò che ora si poteva avere e, di conseguenza,
ad avere ciò che si desiderava: nasce così
il consumismo. Acquisiscono un valore nuovo l’apparire,
il possedere, ma anche l’essere perché, a
parer mio, la società di massa se si identifica
con l’omologazione e la perdita di individualismo
per la maggior parte delle persone, d’altra parte
spinge anche alcuni individui a distinguersi e ad emergere.
Viene da se, che ciò accade solo per quei soggetti
che hanno saputo mantenere intatta la propria personalità,
senza cedere alla pressione standardizzante della società.
2. I giovani,
la musica e le mode
Risulta essere molto interessante in questo processo,
la nascita della figura del giovane ma, soprattutto, la
ricettività che lo caratterizzò. Prima di
quegli anni, e la cosa era particolarmente evidente in
Italia, non esisteva una figura di mezzo tra il bambino
e l’adulto. I bambini, che venivano educati come
piccoli adulti, oltre che vestiti come uomini in miniatura,
iniziavano presto a lavorare e a contribuire al sostentamento
della famiglia, per poi passare altrettanto presto, a
crearsene una propria. In un certo senso, l’esperienza
lavorativa, coincideva con il passaggio all’età
adulta ma, sul finire degli anni Cinquanta la situazione
cambia radicalmente quando l’istruzione diviene
un privilegio diffuso. Grazie alla nuova situazione economica
infatti, crebbe di molto il numero di ragazzi che si dedicavano
agli studi, di conseguenza era ritardato l’accesso
nel mondo del lavoro. Si venne a creare quindi uno scarto
nel passaggio dalla fanciullezza all’età
adulta; erano in molti ad identificarsi con questa figura
di mezzo, quella dell’adolescente. I ragazzi, prima
degli adulti, iniziarono a prendere coscienza di questa
fase della vita, ed iniziarono a sentire l’esigenza
di essere ascoltati in quanto non più piccoli,
anche se non ancora grandi. Gli studi nel campo della
psicologia di quegli anni, aiutarono l’affermarsi
di questa nuova concezione delle fasi di sviluppo della
personalità dell’uomo. In ogni caso, ad avere
un ruolo senza dubbio da non sottovalutare nel creare
una nuova identità, furono i nuovi media e i modelli
che diffusero.
Sarà fondamentale anche il ruolo della musica,
tra le arti forse quella più popolare, che in quegli
anni, porterà alla luce temi e problematiche, oltre
che sonorità, del tutto inaudite per i tempi. Si
diffondono i blue jeans e le minigonne, le capigliature
divengono ricercate ed estrose e il tutto grazie al nascente
rock & roll ma anche, alla televisione, che permise
il diffondere delle immagini dei propri adoni musicali.
In effetti, se prima della televisione il cantante era
solo il volto sulla copertina del disco e la sua voce,
ora, diventa una persona in carne ed ossa dotata di una
personalità e di uno stile non solo musicale, ma
anche di vita. Presi come modelli dai giovani e demonizzati
dagli adulti, i rockers scossero lo stantio creato dalla
tradizione, furono la spinta a ribellarsi ai padri. Con
il rock, il giovane scopre la possibilità di esprimersi
e diversificarsi attraverso l’abbigliamento, attraverso
l’acconciatura dei capelli: succede un po’
quello che era accaduto nel campo dell’arte con
gli Scapigliati o i Dandy.
Negli anni Sessanta l’industria discografica conosce
successi mai ottenuti. I risultati di vendita fanno pensare
che, nel decennio in questione, le aspettative musicali
fossero pienamente soddisfatte. Stando ai dati emessi
dalla Recording Industry Association of America (RIAA),
se nel 1959 erano stati venduti dischi per un valore di
603 milioni di dollari, nel 1969 le vendite avevano raggiunto
quasi 1,6 miliardi di dollari, circa 1,230 milioni di
euro. Questo fenomeno è attribuibile non solo all’aumento
di giovani acquirenti, ma all’affermarsi del long-playing
(LP) come prodotto cui ambire. Infatti per tutti gli anni
’50, l’album a 33 giri, era stato il formato
prediletto dagli adulti che, a differenza dei giovani
ascoltatori di rock, potevano permettersi di spendere
5 dollari per un LP. Il 45 giri costava meno di un dollaro
e conteneva di solito due singoli; senza dubbio era molto
più accessibile per i ragazzi. Circa a metà
anni Sessanta la situazione cambia radicalmente infatti,
dal 1967, saranno soprattutto gli adolescenti ad acquistare
LP ed i repertori prevalenti saranno il pop e il rock.
Questa svolta sembra attribuibile ai Beatles i cui album,
furono così apprezzati, da vendere tanto quanto
i singoli di successo. In effetti, il trionfo universale
di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, considerato
il primo concept album della storia, ebbe profonde conseguenze
nell’ambiente musicale: non solo stimolò
i cantanti a concepire gli album come un’opera articolata
in cui i singoli pezzi divengono solo la parte di un intero,
ma incrementò anche le esigenze degli appassionati
di musica che ora, non potevano più accontentarsi
dei singoli e desideravano acquistare i long-playing.
La grande crescita del mercato discografico ebbe soprattutto
un interessante vantaggio: i musicisti avevano molta più
libertà di esprimersi, di sperimentare; in un certo
senso era aumentato il margine di rischio concesso e questo,
portò ad imprese artistiche davvero memorabili
come gli album doppi, le opere rock, le collaborazioni
rock sinfoniche. Anche l’attenzione alla confezione,
evidente in questi anni, è un’ulteriore dimostrazione
dell’accuratezza e della dedizione con cui certe
opere venivano portate alla luce. Senza dubbio le copertine,
gli inserti, i testi delle canzoni scritti nei libricini
interni al disco, ne accrescevano ulteriormente il valore.
Inoltre c’è da dire che, anche se a ragion
veduta sono gli anni Settanta ad essere considerati la
decade del fiorire del video musicale, è negli
anni Sessanta che furono realizzati i primi video musicali
brevi, ne sono un esempio quelli girati per Penny Lane
dei Beatles o Unknow Soldier dei Doors.
Non bisogna poi dimenticare che, in questi anni, il raggio
d’azione della musica pop si espande e, non solo
in quanto a tecnica musicale ma anche in rapporto ai temi
trattati. Già nel 1962-1963, argomenti fortemente
politicizzati si facevano strada ai vertici delle classifiche
grazie ad album come Freewheelin’ di Bob Dylan o
gli LP di Peter, Paul & Mary. A fine anni ’60
si vedevano in posizioni alte delle classifiche brani
che trattavano temi quali la liberazione sessuale (Light
My Fire dei Doors), l’alienazione sociale e personale
(America di Simon & Garfunkel), i rapporti razziali
(Don’t Call Me Nigger, Whitey di Sly & The Family
Stones) e la chiamata alle armi.
Emerse anche un nuovo tipo di radio, mirato a soddisfare
le richieste del giovane pubblico e in generale, gli amanti
di musica rock. Nonostante la FM risalisse agli anni ’40,
fu negli anni ’60 che iniziò ad acquistare
un peso maggiore fino al punto che, oggi, è divenuta
la banda più usata. Il motivo di tale espandersi
è rintracciabile nel fatto che, l’ampia offerta
musicale di quegli anni, non poteva essere contenuta dalle
stazioni AM più seguite anche perché, erano
molti i limiti imposti sia sulla durata dei brani, sia
sugli argomenti trattati in essi. Negli anni Sessanta
nascono tutta una serie di stazioni radio underground
diffuse in FM. Tali emittenti vengono presto dette AOR
ovvero Album-Oriented Rock, il pubblico cui si rivolgevano
era proprio quello spesso ignorato degli ascoltatori del
rock, la musica che diffondevano permise di conoscere
artisti di indubbia grandezza come Jimi Hendrix, i Doors
e i Led Zeppelin.
In ogni caso, il simbolo di questo periodo rimane il juke-box,
“grande emittente” della musica rock, beat
e pop, attorno al quale, si raccoglievano un gran numero
di ragazzi. Questo apparecchio, che in poco tempo invase
i luoghi di ritrovo, si fece portatore della rivoluzione
musicale in atto, permise a milioni di ragazzi di fruire
di buona musica a basso prezzo e in compagnia. La bellezza
di questo mezzo consiste nel fatto che, dal momento in
cui io scelgo cosa ascoltare, decido anche cosa voglio
che gli altri ascoltino, il che ha più di un aspetto
positivo: intanto, aiuta ad avere una visione più
ampia del panorama musicale del momento, infatti, tramite
la scelta di un altro, io posso ascoltare qualcosa che
non conoscevo, potrò apprezzarlo o meno, ma di
certo non potrò far smettere di girare il disco.
Da qui arriva un altro punto a favore del juke-box: questo
strumento ci obbliga, ma anche ci insegna, non solo ad
aspettare il nostro momento, ma anche a rispettare quello
degli altri. Non è la stessa cosa che avviene quando
in un locale mandano una stazione radio o un disco che
a noi non piace, lo si può ignorare volendo. Ma
quando c’era il juke-box (e io per fortuna lo ricordo,
ora se ne vedono veramente pochi) era un’altra cosa,
era una calamita, tutti impazzivano. Il volume era alto
e ti catturava: di certo avresti dovuto fare la fila anche
solo per inserire la moneta, e sicuramente era impossibile
riuscire a calcolare tra quanti pezzi sarebbe arrivato
il tuo, ma senza dubbio, anche tu avresti potuto ascoltare
la tua musica e non stando in casa, ma fuori, con gli
amici, ed è questo che lo rende davvero unico.
In quegli anni si scopre il piacere della compagnia, della
comitiva, il mondo smette di essere abitato da lupi solitari.
Oggi, a causa del forte individualismo e della frenesia
della vita quotidiana, ci si è di nuovo rintanati
in casa e isolati dal mondo. Oggi, il juke-box non piace
più, si preferisce la pay-per-view. Eppure io non
capisco come mai, se puoi guardare un film al cinema allo
stesso prezzo, devi sederti sulla tua poltrona per farlo!
Voglio sperare che sia dovuto alla fila; mi si scusi il
sarcasmo! La fila, in questi casi è una cosa così
bella se ci pensa. Dimostra l’impazienza di tanta
gente di fruire come noi di quello spettacolo, di quel
film, di quella performance musicale; sarà con
la gente in fila con te che si compirà la tua esperienza.
Ma forse, c’è chi preferisce stare da solo…Io
no!
Chiudendo questa piacevole parentesi, torniamo a parlare
del fatto che insieme ai giovani, nacquero le mode giovanili
che come prevedibile, divennero ben presto le prede più
ambite dal mercato; però non si vuole far polemica
qui, ciò che si intende fare invece, è un
quadro generale degli anni in cui il fenomeno che analizzeremo,
l’avvento dei Beatles, si sviluppò, per poter
poi vedere fino a che punto possa essere considerato come
emblema di una generazione, rappresentazione di un’epoca.
Negli anni Cinquanta, il giovane ancora non si distingueva
per i meriti, tutt’altro. In effetti, si diffuse
una certa violenza tra di essi ed i tassi di delinquenza
giovanili raggiunsero livelli inauditi; il cinema stesso
si soffermò spesso su questo aspetto: l’idea
che si diffonde è quella della ‘gioventù
bruciata’. Si affermano miti come quello di James
Dean o Marlon Brando, il bello e dannato acquisisce un
fascino nuovo e così, la voglia di emanciparsi
del giovane si trova a convivere con reazioni forti e
a volte di immotivata brutalità. Per fortuna le
cose nel giro di qualche anno cambiano e il giovane diviene
promotore di pace e amore. Si giungerà anche in
questo caso agli eccessi, ma la spinta di questi ragazzi
cambiò radicalmente sia il loro valore sociale,
sia la società. Effettivamente fu negli anni Sessanta
che i ragazzi iniziarono ad essere considerati per le
loro idee, si imposero come entità pensanti meritevoli
di considerazione.
Questi giovani, la cui rivoluzione si giocava nella vita
quotidiana e non solo nel mondo dell’arte, decisero
di cambiare il mondo: iniziarono a lottare per tutto ciò
in cui credevano, le rivolte iniziate nelle Università
e che riguardavano prima l’Istituzione stessa, si
estesero per andare ad abbracciare tutta una serie di
cause che, hanno portato a un’emancipazione molto
significativa sia per la società che per i diritti
degli individui. Hanno portato avanti la Rivoluzione francese
del loro secolo! Il loro credere così fortemente
nell’amore, nella pace, nella giustizia e nel rispetto,
fu la spinta per occuparsi e occupare contro la guerra,
per i diritti delle donne, per i diritti anche dei lavoratori,
degli omosessuali e di loro stessi…i giovani. Sono
gli anni delle occupazioni appunto, delle manifestazioni,
degli scontri con la polizia, delle fughe da casa. Ma
sono anche gli anni dei grandi concerti, dei prati affollati
di giovani danzanti, gli anni in cui la nudità
non sarà più un’oscenità e
in cui il sesso è vissuto come un piacere godibile.
Ma sono, anche e purtroppo, gli anni in cui la droga dilaga
oltre il concepibile, le malattie si diffondono facilmente,
la famiglia inizia a disgregarsi. E così purtroppo
molti figli dei fiori sono appassiti, altri si sono persi,
altri sono stati strappati via. Ma ogni guerra ha i suoi
caduti e tra tutte le rivoluzioni che ho studiato questa
è senza dubbio la più bella: niente pianificazioni
militari o interessi economici, nessuno stato da conquistare,
alcuna materia prima da accaparrarsi, nessun desiderio
di potere, niente schiavi, dittatori o re. Solo il desiderio
di svecchiare una società che viveva nell’ipocrisia
e nella sopraffazione del più debole, in cui gli
obblighi erano di gran lunga di più dei diritti,
una società in cui il piacere era vissuto nell’ombra
del peccato, in cui il giudizio altrui pesava più
di quanto non pesasse l’individuo stesso.
Mi piace pensare che in tutto questo processo, i Beatles
abbiano avuto un ruolo fondamentale visto che, la loro
esperienza risale, proprio a quegli anni e abbraccia tutto
ciò di cui si è finora parlato: la semplicità
delle loro canzoni unita alla purezza dei sentimenti che
li animava, si è diffusa in ogni angolo della terra
contagiando quei giovani che, cresciuti con la loro musica,
si sentirono di dover cambiare il mondo. Mi piace anche
pensare che altre persone la vedano come me perciò,
userò anche le loro parole per insistere su questa
teoria: due cultori teen, Francesco Denti e Fabrizio Saulini,
affermano “L’impatto dei Beatles sulla loro
epoca è stato tale da far tramontare l’idea
che possano essere interpretati alla luce della Storia
e delle vicende degli anni Sessanta. Sembra piuttosto
che gli anni Sessanta vadano spiegati alla luce dei Beatles”
; il poeta Fernando Bassoli, dice “Ci hanno regalato
una rivoluzione culturale sublime, ponendo le idee e le
emozioni al centro di ogni ragionamento, portando la fantasia
al potere e trasformando i sogni in realtà”
, e ancora “I quattro ‘scarafaggi’ avevano
scritto nel loro destino di cambiare la storia del costume
europeo attraverso la musica, il look, e gli atteggiamenti,
davvero provocatori per la loro epoca” ; Giulio
Brusati, critico rock, “I 45 giri dei Beatles hanno
scandito il tempo, stabilendo mutamenti sociali, mentali
e sessuali, come il primo innamoramento, il primo riff
di chitarra imparato facendosi venire i calli alle dita,
l’ammissione della fragilità, la scoperta
delle droghe e dello spirito di uguaglianza” ; secondo
Vince Packard, sociologo, “I Beatles incarnano una
rivolta dei giovani contro il mondo degli adulti, li liberano
delle inibizioni inconsce e delle convenzioni sociali”
; infine, per Abbie Hoffman, leader della controcultura
americana la loro musica “[…] Riassumeva molto
di quello che noi andavamo dicendo in politica, nella
cultura, nell’arte ed esprimeva quello che sentivamo
dentro di noi e la nostra Weltanschauung in modo totalmente
rivoluzionario. Era come se Beethoven fosse entrato in
un supermercato! continua>>>