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La solitudine

2. La solitudine generazionale
La seconda metà degli anni Sessanta vede la nascita della controcultura e con essa la contestazione delle forme ideologiche, sociali, politiche e culturali dominanti.
Tra le istituzioni di tipo tradizionale accusate di conformismo, la famiglia subisce il processo più aspro: considerata responsabile di un sistema educativo che estrania l’individuo e lo allontana da se stesso, la struttura familiare viene incolpata di far inabissare il giovane in uno stato di solitudine esistenziale.
L’incomunicabilità fra genitori e figli è il soggetto della canzone She’s Leaving Home, il cui testo è emblematico dei
cambiamenti della generazione di cui i Beatles sono portavoce:

Wednesday morning at five o'clock as the day begins
Silently closing her bedroom door
Leaving the note that she hoped would say more
She goes downstairs to the kitchen
Clutching her handkerchief
Quietly turning the backdoor key
Stepping outside she is free

In She’s Leaving Home, testo dei Beatles più maturi, non appare lo “You” in cui il pubblico tendeva a riconoscersi: la comunicazione diretta con l’ascoltatore delle prime canzoni viene qui sostituita dalla forma narrativa.
Le parole dell’autore definiscono la ragazza come il centro valutativo di questa prima strofa: la fuga dalla casa dei genitori, tema dell’intera canzone, diviene sinonimo di libertà, acquisisce quel valore positivo che l’eroina dà al proprio gesto.
La ragazza, rappresentata dal pronome personale “She”, viene raffigurata nel momento in cui sta per lasciare la famiglia. Ogni azione che ella compie è avvolta dal silenzio, quasi a simboleggiare l’incomunicabilità e la solitudine in cui ha vissuto sino a quel momento. L’unica spiegazione che lascia è solo un biglietto, un breve scritto a cui conferisce la delega di dire di più: ma riuscire a comunicare ed essere capita è soltanto una speranza (“the note that she hoped would say more”).
Ogni sua emozione è come sospesa, la paura e l’apprensione legate alla fuga sembrano trattenute nella stretta convulsa con cui tiene il fazzoletto: l’immagine è resa con efficacia grazie alla scelta del verbo “clutching” e si potrebbe considerare una proiezione di ciò che l’attanaglia nella sua decisione tormentata.

Nell’ultimo verso, “Stepping outside she is free”, l’ascoltatore avverte insieme alla fuggiasca la sensazione di leggerezza che ella prova nell’assaporare la libertà.
All’autore che narra in terza persona, si affianca nel ritornello il contrappunto dei genitori, la cui voce usa il pronome “We”:

She (We gave her most of our lives)
Is leaving (Sacrificed most of our lives)
Home (We gave her everything money could buy)
She's leaving home after living alone
For so many years (Bye, bye)

Il punto di vista dei genitori non è semplicemente riportato all’ascoltatore in forma indiretta: è una replica simultanea, la valutazione “altra” alla constatazione del narratore che la ragazza sta andando via.
Quei commenti tristemente retorici - la dedizione ed il sacrificio quasi religioso di tutta una vita, immolata esclusivamente a ciò che loro pensavano fosse il bene della figlia - sfociano nella frase “We gave her everything money could buy”, che simboleggia l’ideologia della generazione precedente, contro cui i giovani si rivoltano: il “Moneytheism”che aveva portato gli adulti a considerare il denaro una potente bacchetta magica, capace di elargire infallibili dimostrazioni d’affetto.
Il contrappunto si carica di un amaro sarcasmo, poiché ciò che la famiglia ha generato è, in realtà, solitudine: il concetto è rimarcato dall’assonanza “home-alone” e dal gioco dei suoni “leaving-living”, “buy-bye”.
Nella seconda strofa, i genitori della ragazza compaiono come veri e propri personaggi:

Father snores as his wife gets into her dressing gown
Picks up the letter that's lying there
Standing alone at the top of the stairs
She breaks down and cries to her husband
Daddy our baby's gone
Why would she treat us so thoughtlessly
How could she do this to me

A differenza della prima strofa, qui l’autore presenta i genitori ed il significato che essi danno al gesto della figlia: la fuga è per loro sinonimo di ingratitudine. “Uno stesso oggetto (...) - lo stesso dal punto di vista del contenuto/senso - è diverso come momento-evento di contesti valutativi diversi: per lei (...) il fatto della partenza” acquisisce il valore della libertà, per loro dell’abbandono.
Pur collocati in un quadretto familiare abitudinario e incolore, i genitori vengono presentati in tutta la loro vulnerabilità: non appena legge la lettera, la madre “breaks down” e cerca il conforto del marito. Nella frase che ella pronuncia, “our baby’s gone”, il termine “baby” evidenzia l’iperprotettività dei genitori nei confronti della figlia, considerata ancora una bambina.
Alla ripetizione del ritornello, il contrappunto dei genitori continua nella stessa intonazione di prima, forse stavolta mescolato ad una certa dose di autocommiserazione, quasi a chiedere comprensione all’ascoltatore:

She (We never thought of ourselves)
Is leaving (Never a thought for ourselves)
Home (We struggled hard our lives to get by)
Nella terza strofa l’autore riporta all’ascoltatore che la ragazza, lontana da casa, ha raggiunto la sua autonomia:
Friday morning at nine o’clock she is far away
Waiting to keep the appointment she made
Meeting the man from the motor trade

“She” ha finalmente conquistato la dignità di persona, il diritto ad essere felice ed il ritornello si trasforma da “She’s leaving home” in “She’s having fun”:

She (What did we do that was wrong)
Is having (We didn’t know it was wrong)
Fun (Fun is the one thing that money can’t buy)
Something inside that was always denied
For so many years (Bye, bye)
She’s leaving home (Bye, bye).

Nel contrappunto finale i genitori arrivano, dunque, a mettersi in discussione (“What did we do that was wrong”), a rimettere “alla prova ciò che era ritenuto conoscenza indiscutibile”; si giustificano, con se stessi e con chi ascolta, tramite un disarmante “We didn’t know it was wrong”, quasi a dimostrare di essere stati affetti - il verbo è al passato - da una cecità tutta mentale, che ha impedito loro di vedere la figlia come altra da se stessi.
Nell’ultima frase del contrappunto, l’unica con il verbo al presente, i genitori prendono coscienza di ciò che per l’autore, l’eroina e l’ascoltatore è la verità: “Fun is the one thing that money can’t buy”.
Il “something inside that was always denied for so many years” è il sé: la famiglia ha soffocato lo slancio interiore della figlia, lo sviluppo della sua propria identità; l’oppressione che ella ha subito è prolungata da “always” e “so many years”: si avverte, così, il significato negativo che la ragazza ha dato al tempo trascorso.
Il divario generazionale è ormai divenuto una voragine storica tra due stili di vita totalmente differenti, incomprensibili l’uno all’altro.

 
Copyright ©Marta Miccoli

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