 La
solitudine |
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1. La solidarietà
di gruppo
La principale
caratteristica delle prime canzoni dei Beatles è
la loro capacità di comunicare direttamente con
l’ascoltatore, di coinvolgerlo in prima persona
quale partecipante attivo all’evento musicale.
Nati come esecutori di esibizioni dal vivo, i Beatles
trasformano il disco in un prolungamento del palco, ricreando
l’atmosfera di intesa, tipica del concerto, tra
gruppo ed uditorio: She Loves You, con il suo ritornello
quasi incantatorio, è la quintessenza del rapporto
di interazione tra i Beatles e il loro pubblico.
L’affermazione dell’esecutore - “she
loves you”- scatena una risposta collettiva, un
coro - “yeh, yeh, yeh” - a cui l’ascoltatore
partecipa: in una dimensione in cui luogo e tempo del
parlante e dell’interlocutore coincidono, autore
e ascoltatore intervengono simultaneamente.
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I
Beatles usano un linguaggio di tipo colloquiale, quel
linguaggio parlato tutti i giorni da una “uneducated
youth”, considerata tale dalla rigida prosaicità
degli adulti a causa di espressioni del tipo “you
know”, “I see”, “well”.
La scelta di un registro linguistico semplice e immediato
non è casuale: “They were deliberately concentrating
on simple and emotive words like I and Me and You (...)
wanting a simple and immediate reaction”.
Tramite l’uso consapevole e mirato di pronomi personali,
i Beatles rivolgono un invito diretto ad uno “You”
particolare ma dalle connotazioni generali, che diviene
così anche rappresentazione del pubblico. “A
lot of our songs were directly addressed to the fans (...).
It was always something personal”, ha recentemente
confermato Paul McCartney, uno dei principali compositori
del quartetto inglese, citando come esempi anche titoli
quali From Me To You, Thank You Girl, I’ll Get You,
P.S. I Love You, nel sottolineare la continua presenza
di “personal pronouns”.
La complicità fra i Beatles e il loro pubblico
è visibile nei primi due versi della canzone I
Saw Her Standing There - “Well she was just seventeen
/ You know what I mean”: chi parla è certo
della simpatia del suo interlocutore e dà alla
frase un’intonazione sicura e confidenziale. Scrive
a questo proposito Volos¹inov: “Un’intonazione
creativamente produttiva, sicura e ricca è possibile
solo sulla base di un sottinteso ‘appoggio corale’”.
Quando nel secondo verso risuona quel “You know
what I mean”, l’ascoltatore sa benissimo che
cosa l’autore vuole dire, pur senza bisogno di spiegazioni:
“L’intonazione può essere capita a
fondo soltanto se ci si rende partecipi delle valutazioni
sottintese di un dato gruppo sociale”.
Chi ascolta si sente coinvolto dalla confidenza, dalla
sottintesa ed ammiccante impertinenza: “L’intonazione
si situa sempre al confine tra il verbale e il non verbale,
tra il detto ed il non detto”.
Solo ciò che non è esclusivamente individuale
può essere sottinteso, ed è proprio il non
detto a legare l’ascoltatore ai Beatles
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Il
vero soggetto delle prime canzoni dei Beatles è,
dunque, questa relazione diretta e continua tra artista
e pubblico, un pubblico “conosciuto” con il
quale il gruppo evoca un sogno edenico a cui dare energia
corporale.
I quattro autori chiedono all’interlocutore di instaurare
quel contatto che porta alla felicità: “And
when I touch you I feel happy inside”, comunicano
in un’altra loro canzone, I Want To Hold Your Hand,
nel cui titolo è già tutto concentrato il
messaggio per colui o colei che ascolta.
In alcuni versi di All I’ve Got To Do i Beatles
non invocano solo la presenza dell’altro, certi
della sua disponibilità, ma manifestano il loro
“esserci-per-l’ascoltatore”:
Whenever
I want you around yeh
All I gotta do
Is call you on the phone
and you'll come running home,
Yeh that's all I gotta do
(...)
And the same goes for me
Whenever you want me at all
I'll be here, yes I will
Whenever you call
You just gotta call on me, yeh
You just gotta call on me.
Sono le parole
a creare un mondo tutto al presente, “the country
of ‘Now’ where everyone is beautiful and nobody
grows old”, in cui stringersi tutti insieme per
scongiurare la solitudine; il testo di Little Child presenta
alcuni versi significativi:
Little
child, little child,
little child, won't you dance with me?
I'm so sad and lonely,
Baby take a chance with me.
When you're by my side you're the only one,
Don't you run and hide, just come on, come on,
Yeh, come on, come on, come on.
L’appello
che i Beatles rivolgono a chi ascolta è diretto
ad un asessuato “child” e in seguito compare
anche una variante di “child”, “baby”;
entrambi i termini si traducono in italiano sia “ragazzino”
che “ragazzina”: ogni adolescente si sente,
in questo modo, coinvolto a partecipare, vezzeggiato dall’aggettivo
“little” e quasi adulato dal continuo richiamo,
che lo invita ripetutamente (“Little child, little
child, little child”).
L’interrogativo “won’t you dance with
me?”, con il verbo volto al negativo, invoglia all’assenso
l’ascoltatore, attirato oltremodo dalla ripetizione
del verbo “come on”, che risuona ammaliante
insieme alla carica positiva della parola “chiave”
del repertorio dei Beatles, “yeh”.
La danza diviene così rito contro la solitudine,
celebrazione collettiva della solidarietà e dell’entusiasmo
giovanili. continua>>>
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