La “classe” dei “piggies” è
divisa in due categorie, “little piggies”
e “bigger piggies”; quale sostantivo del linguaggio
tipicamente infantile, la parola “piggy” si
traduce con “maialino”, “porcellino”
ma come aggettivo rinvia al significato di “ingordo”,
“avido”.
Mentre i piccoli si sporcano sguazzando nel fango, “agiatezza”
di cui dispongono sempre, i “porcellini più
grandi” - “bigger”, però, vale
anche come “più importanti” - usano
“bianche camicie inamidate”. Nelle immagini
che riguardano “i più grossi” spicca
il contrasto fra sudicio e pulito: seppur potenti rivoltatori
di lurido fango, i “bigger piggies” non mostrano
mai di insozzarsi, avendo a loro disposizione continui
ricambi immacolati.
La sezione centrale inasprisce il ribrezzo verso i “maialini”:
In
their styes with all their backing
They don’t care what goes on around
In their eyes there’s something lacking
What they need’s damn good whacking.
Tronfi e
soddisfatti, con il loro gruppo di sostenitori, i “piggies”
si preoccupano soltanto di ciò che succede all’interno
del loro mondo. Egoismo ed ingordigia che, nell’ultima
strofa, divengono macabro cannibalismo:
Everywhere
there’s lots of piggies
Living piggy lives
You can see them out for dinner
With their piggy wives
Clutching forks and knives to eat their bacon.
“Everywhere
there’s lots of piggies” universalizza la
figura dei “porci individualisti”, rendendola
socialmente significante: fuori a cena essi si nutrono
dei propri simili diventati pancetta - l’abbassamento
dell’altro considerato solo un corpo-merce, “funzionale
all’ideologia del dominio”, trasformato per
poter essere completamente assimilato. continua>>>