L’io
del discorso non combacia con l’io di colui che
scrive, il quale viene così a disubbidire al linguaggio
ed alle sue imposizioni: l’autore interpreta il
ruolo dell’ “esattore” assumendone “la
posa”, facendo il verso al suo stile.
L’intonazione del “taxman”, visibilmente
appesantita dal ricorrente ed esclusivo uso di imperativi,
risuona autoritaria e dittatoriale; nel suo rivolgersi
a “You” traspare un certo sprezzante sarcasmo
- “Should five per cent appear too small/ Be thankful
I don’t take it all”: viene, così,
subitamente tratteggiata una sorta di relazione bilaterale
padrone-schiavo, che porta ad odiare la figura dell’esattore.
Nella frase breve, secca, che riecheggia in qualità
di ritornello, il “taxman” ricorda all’ascoltatore
il proprio ruolo di dominatore, la sua posizione che legalizza
e giustifica ogni manovra fiscale, anche la più
assurda.
I soprusi con cui il sadico “economo” del
sistema statale si diverte ad incutere terrore cascano
nel ridicolo nella sezione centrale della canzone:
If
you drive a car, I’ll tax the street,
If you try to sit, I’ll tax your seat,
If you get too cold, I’ll tax the heat,
If you take a walk, I’ll tax your feet.
Taxman!
Serietà
e comicità si mescolano nelle folli minacce del
“taxman”, stravolto in maniera esagerata dal
maniacale delirio di tassare ogni cosa; persecutore ma
nello stesso tempo perseguitato, l’alienazione del
“taxman” si esterna nel continuo, ossessivo
ripetere “I’ll tax”, in situazioni estremizzate
fino all’inverosimile - “If you take a walk,
I’ll tax your feet”.
Nella strofa successiva, il tono del “taxman”
si fa sempre più aspro; le sue decisioni non concedono
diritto di replica:
Don’t
ask me what I want it for,
(Ah-ha-Mister Wilson)
If you don’t want to pay some more,
(Ah-ha-Mister Heath),
‘Cos I’m the Taxman.
Yeah, I’m the Taxman.
La posizione
gerarchica fra chi parla e chi deve ascoltare e subire
in silenzio si acuisce ulteriormente; l’“esattore”
sa di essere più potente persino degli stessi ministri,
dei quali si prende gioco spudoratamente - “Ah-ha-Mister
Wilson”, “Ah-ha-Mister Heath”.
Nell’ultima strofa l’esasperante febbricitare
del “taxman” è portato dalla ridicolezza
ad una surreale assurdità, nel suo consiglio, rivolto
a chi sta per morire, di dichiarare le monetine che gli
saranno applicate sulle palpebre:
Now
my advice for those who die,
Declare the pennies on your eyes,
‘Cos I’m the Taxman,
Yeah, I’m the Taxman.
And you’re working for no-one but me,
Taxman.
L’intero
sistema economico sembra essere basato su di lui, l’unico
beneficiario per cui il popolo-suddito lavora. In un certo
senso, il “taxman” viene raffigurato come
un crudele usuraio, legittimato dalla giustizia e dalla
legislazione.
In Taxman, la satira si concentra sul modo in cui il funzionario
parla, sulle sue “nevrosi verbali” circa tasse
e sanzioni. continua>>>