Secondo questo
“nuovo codice”, spiega ancora Melly, “to
blow your mind” significa “to behave in an
exaggerated manner due to the effect of music, drugs or
any other extreme stimuli”.
Trascendendo l’ “obiettività dei fatti”,
l’autore riscrive la notizia, riproponendola come
scena assurda: la morte è raffigurata come uno
spettacolo - l’automobile potrebbe essere il palcoscenico
e le luci del semaforo i riflettori - in cui l’unica
preoccupazione degli “spettatori” è
di partecipare all’evento cercando di sapere se
il morto fosse un membro della Camera dei Lords.
Il riconoscimento di un defunto celebre diviene nell’immaginario
collettivo quasi una riappropriazione cannibalistica del
cadavere: “gli incidenti soddisfano, d’altronde,
il sadismo collettivo appagato dalla restituzione simbolica
della morte, alla collettività”.
La strofa successiva riprende il tema della morte come
spettacolo, stavolta l’immagine è quella
di un film di guerra.
Accettata ogni punizione per il suo andare controcorrente,
l’autore si dilegua come se fosse stato una proiezione
onirica; lascia, però, un’impronta, quel
“I’d love to turn you on”, quale possibilità
contro tutto ciò che “abitua”, contro
il “turn away” della maggioranza, “contro
il massacro del pensiero”.
L’ambigua espressione “to turn on” è
davvero uno stimolo all’immaginazione: ai vari significati
“accendere”, “avviare”, compresa
l’allusiva implicazione di natura sessuale “eccitare”,
si affianca il significato che di essa dà il linguaggio
pop, secondo il quale “to turn on” vuol dire
“to use a drug in order to ‘blow your mind’
”.
I riferimenti al “mind-blowing” ed al “turning-on”
delle droghe psichedeliche rinviano alla ricerca di una
possibile espansione mentale: l’uso degli allucinogeni,
di cui la controcultura fa la propria colonna portante,
coincide con il tentativo di liberare la mente da ogni
miopia.
Gli orrori della realtà di tutti i giorni - il
cadavere che la gente fissa incuriosita, la violenza delle
immagini del film sulla guerra - non si distinguono dalle
deformi persecuzioni dell’incubo; nella sezione
centrale della canzone sembra infatti che l’autore
si svegli da questa “strana” dimensione:
Woke
up, got out of bed,
Dragged a comb across my head
Found my way downstairs and drank a cup,
And looking up I noticed I was late.
Found my coat and grabbed my hat
Made the bus in seconds flat
Found my way upstairs and had a smoke,
And somebody spoke and I went into a dream.
Il rituale quotidiano viene a mescolarsi con l’immaginario:
slittando fra le chiacchiere di qualcuno, tra il gioco
dei suoni smoke/spoke, l’autore si rifugia “fumando”
nella sua mente, fluttuando nella medesima ambivalente
“realtà-sogno”.
L’assurda realtà delle allucinanti notizie
ritorna nell’ultima strofa:
I
read the news today oh boy
Four thousand holes in Blackburn, Lancashire
And though the holes were rather small
They had to count them all
Now they know how many holes it takes
To fill the Albert Hall.
I’d love to turn you on.
Nei primi
versi l’autore riporta il caso della scoperta di
quattromila buchi a Blackburn nel Lancashire, indicando
con esattezza la posizione geografica del luogo interessato.
La sua apparente precisione giornalistica sfocia nell’ironico
commento sullo zelo degli addetti ai lavori, che si sono
messi a contare buco per buco con tanta dedizione “nonostante
i buchi fossero piuttosto piccoli”.
Numerarli tutti servirà loro a sapere “how
many holes it takes to fill the Albert Hall”, un
derisorio nonsense, giocato sull’assonanza hole/hall,
che sbeffeggia il significato e l’efficienza produttiva
a tutti i costi.
L’immagine surreale dell’Albert Hall riempito
di buchi infrange ulteriormente la divisione realtà/sogno,
classificazione mentale riduttiva laddove l’esistenza
di una elimina l’altro.
Il testo termina con la ripetizione di “I’d
love to turn you on”, reiterato invito alla scintilla
vitale contro ogni barriera mentale. continua>>>