 Presentazione |
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“In
principio erano i Beatles”, voce e dignità
di una generazione sino a quel momento relegata al mutismo
dalla funzionalità del mondo adulto.
Il nome dei Beatles è stato incollato ad un’immagine
appartenente al mondo della musica e le loro canzoni a
lungo confinate nell’angusta casella della loro
epoca.
Collocare l’opera dei Beatles esclusivamente nella
contemporaneità del movimento beat e del colorato
Flower Power significa ridurre alla pietrificazione un
testo vivo che rappresenta una generazione senza tempo.
Con il trascorrere degli anni, i testi delle loro canzoni
si sono arricchiti di tanti, nuovi significati e si offrono
a varie interpretazioni, impensabili ed impossibili nel
periodo in cui furono composte.
Il nostro lavoro non indaga sulle intenzioni degli autori
ma analizza il senso “altro” che si libera
in ciascun testo e che scalpita recalcitrante ad ogni
tipo di classificazione. La tesi si suddivide in cinque
capitoli ed ognuno di essi si occupa di una particolare
tematica.
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Capitoli
Nel primo
capitolo La
Solitudine viene
trattato il tema della solitudine, intesa, nelle prime
canzoni, come una minaccia da sventare grazie ad una unione
solidale con il pubblico: il tono confidenziale dei primi
testi mette in risalto il rapporto diretto tra ascoltatore
ed autore. I Beatles diventano i portavoce della nuova
generazione, consapevole del senso di inadeguatezza che
l’ambito familiare genera.
Il rispetto per l’alterità predomina nel
paragrafo che si occupa della solitudine provata dagli
emarginati, resi tali da una società che asservisce
e giudica in nome dell’utilità e del profitto.
Il secondo capitolo La
Mente, il sogno, il viaggio analizza,
nella maggior parte, i testi più maturi dei Beatles,
impegnati ad aprire al disimpegno le frontiere della mente
ed a scoprire ogni nuova prospettiva che non abbia e non
imponga barriere. L’indeterminatezza del sogno viene
considerata un valore, troppo spesso soffocato dalla società
che privilegia il controllo ed il dominio sull’io,
rifiutando l’inconoscibile.
Il terzo capitolo I
giochi di parole
tocca un aspetto quasi
sconosciuto del “pianeta” Beatles, accennando
ai libri del beatle letterario, John Lennon. I puns ed
i nonsense proliferano nei suoi racconti e nelle sue poesie
e solo in seguito compaiono nei testi di alcune sue canzoni
scritte per i Beatles, nelle quali la polivalenza della
parola, il gioco di ambiguità e di rimandi sovverte
ogni decodificazione della Lingua.
Il quarto capitolo La
parodia
è dedicato alla
satira, ai testi che colpiscono quelle figure della società
legate agli interessi dell’individualismo ed al
possesso. Uno dei paragrafi si occupa della sarcastica
autoparodia con cui i Beatles hanno voluto smitizzare
la loro leggenda.
Infine, il quinto capitolo L’amoretratta
del luogo comune “per eccellenza” delle canzoni,
di quelle dei Beatles in particolare: l’amore. Dall’amore
come sentimento adolescenziale all’eros del gioco
della seduzione, alla follia della passione ed alle metafore
sessuali: viene anche toccato il delicato argomento del
desiderio della madre ed il conseguente transfert sulla
persona amata. Il tema dell’amore universale conclude
il nostro lavoro: “Love” è l’utopia
che offre la possibilità di superare ogni dicotomia,
di far fuoriuscire l’altro dall’ordine e dall’unilinearità
del sé.
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