 I
giochi di parole |
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Un
linguaggio sovversivo:
L’indecifrabile
linguaggio lennoniano, con i suoi puns ed i suoi nonsense, caratterizza
anche alcuni testi scritti per le canzoni dei Beatles, sfidando
così il consenso “commerciale” del pubblico,
l’aspetto consumistico a cui le loro canzoni sono indubbiamente
legate.
Giocare con le ambiguità del linguaggio significa per
i Beatles perdere l’immediatezza del rapporto I-gruppo/You-
ascoltatore; scrive Wood:
People are offended by nonsense, by things they can’t
understand; they know that people tend to take jokes that baffle
them as a personal insult, a calculated exclusion".
Dirottare le parole dal significato lineare verso un linguaggio
non diretto è rischioso; è differire l’identità,
è un pericoloso attacco al mondo sociale ed alle sue
regole “prefabbricate”. E’ dissacrare l’ordine
che tende ad identificare; Bruno ha osservato che “capire,
guardare in faccia ciò che è altro, diverso, nuovo,
significa poter (...) disfare l’io, disfare il linguaggio”.
La canzone I am the Walrus presenta un rovesciamento del linguaggio
e dell’io, una decostruzione del giudizio e del “determinato”;
la distinzione tra “buoni” e “cattivi”
è un salace parodiare la “stabilità”
del Sistema.
Lo stesso “protagonista” è, rispetto alla
tradizione letteraria, un inconsapevole “anti-eroe”:
il testo, infatti, prende spunto da The Walrus and the Carpenter,
la poesia di Lewis Carroll presente in Through the Looking-glass
dove, però, il tricheco è il “cattivo”.
Lo stesso Lennon ha precisato:
It’s from The Walrus and the Carpenter. (...) Later, I
(...) realized that the walrus was the bad guy in the story
and the carpenter was the good guy. I thought, Oh, shit, I picked
the wrong guy. I should have said, “I am the carpenter”.
But that wouldn’t have been the same, would it?
Il titolo della canzone è già un differimento
dell’io che parla: non io-Lennon né io-beatle,
l’autore è “il tricheco” e nella prima
strofa continua il suo gioco di maschere e di sostituzioni:
I
am he as you are he as you are me and we are all together.
See how they run like pigs from a gun see how they fly,
I’m crying.
Sitting on a cornflake - waiting for the van to come.
Corporation teashirt, stupid bloody Tuesday
Man you been a naughty boy
You let your face grow long
“Io sono
lui come tu sei lui come tu sei me”: un io spostato, “reso
altro”, libero da ogni scelta fra punti di vista diversi,
si è distanziato dal soggetto che scrive.
Coinvolto l’ascoltatore nel “gioco di scambio delle
parti”, l’io dilatato osserva e riporta senza ordine,
procede per libere associazioni, seguendo lo scorrere del flusso
di coscienza.
Le parole creano immagini assurde, dalle proporzioni irreali
- “sitting on a cornflake” -, mondi inquietantemente
informi e caotici (“See how they run like pigs from a
gun”).
“Corporation teashirt” inaugura la serie di puns
presente nel testo della canzone: come “maglietta”
il termine dovrebbe essere “T-shirt”, scritto anche
“tee-shirt”; “tea”, invece, non solo
richiama la bevanda, il “tè”, ma gioca alludendo
alla marijuana, significato “alternativo” che di
questa parola dà lo slang.
La frase che di solito si usa per rimproverare i ragazzini è
rivolta, negli ultimi versi, ad un uomo - “Man you been
a naughty boy” - ripreso per aver “let your face
grow long”: un sarcastico riferimento ai modi di dire
dell’educata società “civile”, quando
un “disobbediente” non si attiene alla condotta
prestabilita.
Il ritornello, intriso, secondo Mellers, di una certa fertilità
di cui l’uovo è simbolo, rinvia probabilmente alla
letteratura, all’uovo che, in Through the Looking-glass,
Alice compra e si trasforma in Humpty Dumpty, il protagonista
della filastrocca per bambini:
I
am the eggman, they are the eggmen,
I am the walrus GOO GOO GOO JOOB.
L’uovo come
embrione pulsante di vita, nucleo del corpo che è scrittura:
materia e linguaggio, “the eggman” ha in sé
la fecondità per rinnovare il rapporto tra corpo e parola,
la potenzialità di propagarsi al di fuori del guscio,
di “fuoriuscire da se stesso, spaccare la corazza in cui
è irrigidito”; solo esponendosi al rischio di una
“metamorfosi-rinascita”, “l’uomo-uovo”
può diventare “il tricheco”, essere “altro”.
L’uovo viene visualizzato nelle “O” di “GOO
GOO GOO JOOB”, un insieme di suoni apparentemente illogici,
insensati (oltretutto, in anglo-irlandese, “goo”
significa “sciocco”, “stupido”) per
dire, forse, l’indicibile, e che ritorna, ossessivo, a
concludere ogni volta il ritornello, come parola “che
sia spasimo e reiterazione, incongruenza ed allusione”.
Nella seconda strofa le immagini diventano sempre più
crude, in uno spietato attacco contro la società schifiltosa
degli “straights”:
Mister
City p’liceman sitting pretty little p’liceman in
a row
See how they fly like Lucy in the sky - see how they run
I’m crying - I’m crying I’m crying.
Yellow matter custard dripping from a dead dogs eye
Crabalocker fishwife pornographic priestess
Boy you been a naughty girl,
You let your knickers down.
L’esponente
del servizio d’ordine è incasellato nella linearità
di una fila, tra il gioco dei suoni “City”/“sitting”:
con le sue normali e diligenti attività funzionali, egli
rientra nel Sistema - “pretty little p’liceman in
a row”.
La “crema di materia gialla”, pur suppurante “dall’occhio
di cane morto”, fu messa sotto accusa dai benpensanti
della BBC, insieme alla “sacerdotessa pornografica”
con le mutande abbassate: “oscenità” che
vengono a scontrarsi con l’ideologia perbenista della
classe dominante e con il suo controllo sulla comunicazione.
In questa dimensione senza limiti fra sanità e follia,
si violano le norme codificate, compresa quindi la lingua, infranta
in un linguaggio multiplo: il paradossale neologismo “crabalocker”
mette insieme due termini incongruenti, “crab” -
“granchio” e pure “guastafeste, persona brontolona”
- e “locker” - “armadio” ma anche “persona,
cosa che chiude” -; nel significato di “granchio”,
“crab” si ricollega a “fishwife” (“pescivendola”).
Un altro rimprovero per chi si comporta male e trasgredisce
le regole - ma qui “naughty” vale anche come “sporca”,
“indecente” -: “boy you been a naughty girl”,
dove “boy”, oltre ad essere letto come l’interiezione
“accidenti”, quale vocativo rivolto ad una ragazza
sfuma la distinzione sessuale e disordina la classificazione
dei generi. In I am the Walrus la perversione è nel linguaggio
perché goduto in ogni sua possibilità di senso,
perché stravolge la lingua costruita come codice.
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Nella
sezione centrale uno strano nonsense parodizza l’inglesismo:
Sitting
in an English garden waiting for the sun,
If the sun don’t come you get your tan from standing in
the English rain.
Ma quella che MacDonald
definisce “a damn-you-England tirade” esplode nell’ultima
strofa:
Expert
texpert choking smokers
Don’t you think the joker laughs at you?
Ha ha ha!
See how they smile like pigs in a sty, see how they snied.
I’m crying.
Semolina pilchard climbing up the Eiffel Tower.
Element’ry penguin singing Hare Krishna
Man you should have seen them kicking Edgar Allen Poe.
L’invettiva
si scaglia contro gli esperti istituzionalisti, gli “strozzatori”
che soffocano con il fumo che esce dalla loro bocca; ma è
soprattutto il linguaggio a prendersi gioco di loro (“expert
texpert”), il vero dispettoso “joker” che
si diverte a ridere delle loro autorevoli critiche.
L’eco di un certo risentimento ridonda nella frase “See
how they snied”: il verbo “to snied” richiama
l’aggettivo “snide” - “maligno”,
“sprezzante” - e si riallaccia ai commenti dei “texpert”.
Negli ultimi versi il testo si fa sempre più caotico:
“Semolina pilchard climbing up the Eiffel Tower”
sembra sfuggire al senso ed alla circoscrivibilità; “Elemen’try
penguin singing Hare Krishna” è una metafora dell’idolatra
credulone che segue la “moda” con i paraocchi, come
lo stesso Lennon ha spiegato:
All these people were going on about Hare Krishna, Allen
Ginsberg in particular. The reference to “Elemen’try
penguin” is the elementary, naïve attitude of going
around chanting “Hare Krishna”, or putting all your
faith in any one idol.
Il violento rifiuto della società di accettare le
“diversità” geniali e incontrollabili è
in quell’amaro “kicking”, l’umiliazione
che “the guardians of conventional morality” inferiscono
allo “psychedelic rebel”, il trasgressore Edgar
Allen Poe.
E’, dunque, nel linguaggio stesso che si dispiega la ricerca
beatlesiana tesa verso la liberazione da tutto ciò che
incasella e costringe in un “senso a tutti i costi”.
Il testo di un’altra canzone dei Beatles, Come Together,
traspira libertà dal modo in cui scioglie le parole da
ogni tipo di forma, legge e regola (anche grammaticale):
Here
come old flat top
He come grooving up slowly
He got joo joo eyeball
He one holy roller
He got hair down to his knee.
Got to be a joker he just do what he please.
He wear no shoe shine
He got toe jam football
He got monkey finger
He shoot Coca Cola
He say I know you, you know me
One thing I can tell you is you got to be free.
Ogni verso è
come un gioco ad incastro, un puzzle in cui i pezzi sono le
parole stesse, pezzi messi insieme per costruire l’identikit
di questo strano “hobo-outcast-messiah”, come è
stato definito. Un “joker”, una figura senza utilità,
uno spirito libero che fa solo quel che lo diverte, senza curarsi
di ciò che, invece, dovrebbe essere sensato fare - “Got
to be a joker he just do what he please”: il rifiuto di
seguire una condotta lineare è soprattutto nel modo in
cui viene proferito, in quella mancata coniugazione dei verbi
“to do” e “to please”.
Il ritornello è un vero e proprio slogan per coinvolgere
l’ascoltatore:
Come
together right now over me.
Nel richiamo al
raduno, al piacevole “venire insieme”, risuona contemporaneamente
l’allusione sessuale del verbo “to come”,
abbracciando così ogni aspetto ludico, compreso il divertirsi
con la valenza multipla delle parole.
Strofa dopo strofa, il “processo descrittivo” non
porta affatto ad una chiara delineazione della figura del “messia”:
He
bag production
He got walrus gumboot
He got O-no sideboard
He one spinal cracker
He got feet down below his knee.
Hold you in his armchair you can feel his disease.
Alcuni “indizi”
farebbero risalire “he” allo stesso Lennon: “bag
production” è il nome dell’etichetta delle
produzioni artistiche di John, “walrus gumboot”
rimanda alla canzone I am the Walrus, “O-no sideboard”,
oltre a “basette O-no”, può essere letto
come un bisticcio di parole sull’avere accanto Yoko Ono.
Nondimeno, l’identità del protagonista di questa
canzone è una serie di rimandi e lo stesso autore si
diverte a dire senza svelare, a depistare da ogni possibile
raggiungimento:
He
roller coaster
He got early warning
He got muddy water
He one Mojo filter
He say one and one and one is three.
Got to be goodlooking ‘cos he’s so hard to see.
Come together right now over me.
Alla fine della
canzone il puzzle è ancora aperto ad ogni eventuale pezzo,
a tutto ciò che si voglia e si possa ancora dire su questo
“messia”, sfuggente alla vista veloce che non sappia
soffermarsi a guardare - “Got to be goodlooking ‘cos
he’s so hard to see”: un gioco tra le varie chiavi
interpretative di “goodlooking” (“di bell’aspetto”
ma anche “guardare bene”), perché è
nel gioco che si può interpretare il “vagabondo”
libero, polisembiante, forse il linguaggio stesso, liberato
e polivalente.
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