 I
giochi di parole |
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1. Che cosa
significa “Beatles”
La parola “Beatles” è un gioco di significanti
che non porta ad un unico significato e stimola una certa
creatività nella traduzione.
Per quanto riguarda la lingua italiana, essa ha tradizionalmente
assegnato al nome con cui i quattro artisti si erano battezzati
come gruppo il significato “sbrigativo” di
“scarafaggi”: ciò che in italiano viene,
invece, ad identificarsi con “scarafaggi”
è il termine inglese “beetles”.
Inoltre, la loro immagine basata su una strana similarità
fisica faceva risaltare ulteriormente l’analogia
con una categoria di insetti difficilmente discernibili
gli uni dagli altri.
Un richiamo fonetico intercorre tra “beetles”
e “Beatles”, che è, in realtà,
un neologismo.
Questa nuova parola nasce dalla fusione di due termini:
“beetles”, appunto, e “beat”.
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Mentre
per il primo termine è stato facile risalire ad
un significato ben preciso, il secondo si offre a varie
interpretazioni: si potrebbe leggere “beat”
come sinonimo di “beatnik”, considerando l’influenza
molto forte, in quel tempo, dei poeti della Beat Generation.
Ma l’aspetto a cui il termine è legato è
principalmente quello musicale: “The idea of beetles
came into my head. I decided to spell it BEAtles to make
it look like beat music, just as a joke” ha chiarito
John Lennon, assumendosi la paternità della coniatura.
Sin da ragazzo Lennon aveva manifestato un’abile
capacità nel giocare con le parole; a quindici
anni faceva già circolare a scuola e fra gli amici
poesie caricaturali, racconti grotteschi nonché
disegni dai personaggi deformi con annotazioni satiriche
come didascalie. E’ quasi per caso che, più
tardi, arriva a pubblicare alcuni dei suoi lavori su un
giornale di Liverpool.
Dai primi componimenti di Lennon affiora un particolare
senso dell’assurdo e del ridicolo, una predisposizione
verso i puns ed il nonsense che caratterizzerà
i suoi primi due libri, In His Own Write e A Spaniard
in the Works e solo in seguito emergerà anche nei
testi delle sue canzoni.
Durante i primi anni di successo dei Beatles, periodo
“patologico” contagiato dalla Beatlemania,
Lennon sembra scisso in due persone differenti: l’io-scrittore,
che esprime in un linguaggio satirico e quasi inintelligibile
i suoi vissuti e la sua visione del mondo, e l’io-beatle,
la sua “immagine” che scrive canzoni in modo
oggettivo.
La peculiarità lennoniana del bisticcio dei suoni
risalta se si prova ad analizzare anche solo i titoli
dei suoi due libri: per quanto riguarda il primo, la pronuncia
del termine “write” (“scrittura”)
è identica a quella della parola “right”
(“diritto”). All’interpretazione di
“John Lennon in his own write” come “John
Lennon nella sua scrittura” si affianca la possibilità
di leggere il titolo come “John Lennon nel suo proprio
diritto”.
Più complicato “A Spaniard in the works”,
il cui suono richiama sia la frase “a Spaniard at
work” - “uno spagnolo al lavoro” - sia
la parte finale di “to throw a spanner in the works”,
espressione inglese del nostro “mettere i bastoni
tra le ruote”. In italiano, la parola “spanner”
si traduce alla lettera con “chiave inglese”
e “works” con “meccanismi”, “ingranaggi”.
Le varie interpretazioni del titolo giocano, inoltre,
con l’immagine della copertina del libro, una fotografia
che vede Lennon, vestito da spagnolo, impugnare una chiave
inglese. Una foto che, anziché raffigurare un’
“identificazione”, favorisce lo scarto, la
distrazione del rinvio di significanti del titolo.
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Nella
scrittura di Lennon è molto difficile trovare un
“interpretante immediato” che faccia riconoscere
subito un determinato segno: questo perché i segni
di John sono come camuffati, manipolati in un aperto significare:
essi rimandano sì al suono della parola “d’origine”
che li ha stimolati ma si ripropongono in un gioco che
scatena degli “interpretanti dinamici” sempre
nuovi.
La nota che generalmente compare sul retro delle copertine
dei libri, normalmente per informare sull’autore
del testo, diviene, su In His Own Write, uno scritto “about
the awful”:
ABOUT
THE AWFUL
I was bored on the 9th of Octover 1940 when, I believe,
the Nasties were still booming us led by Madalf Heatlump
(who only had one). Anyway they didn’t get me. I
attended to varicous schools in Liddypol. And still didn’t
pass-much to my Aunties supplies. As a member of the most
publified Beatles my and (P,G, and R’s) records
might seem funnier to some of you than this book, but
as far as I’m conceived this correction of short
writty is the most wonderfoul larf I’ve ever ready.
God help and breed you all.
“Awful”
risuona al posto di “author” ma come “terribile”
si ricollega al successivo “bored” - che sostituisce
“born” - rimandando all’espressione
“awful bore” (“terribile scocciatore”).
“Nasties” non solo richiama “Nazis”
ma si dà anche come plurale di “cattivo”,
“minaccioso” (“nasty”, in inglese),
infrangendo le regole grammaticali; “wonderfoul”
fonde due termini dal significato contrario, “wonderful”
(“meraviglioso”) e “foul” (“disgustoso”)
mentre “larf” sta per “laugh”
(“divertimento”).
Adolf Hitler diventa “Madalf Heatlump”: nel
nome è implicato l’aggettivo “mad”
(“pazzo”) mentre il cognome sembrerebbe composto
da “heat” - “calore”, come pure
“stato febbrile” - e “lump” -
“massa informe”, “bernoccolo”
ma anche “persona goffa, ottusa” (al plurale
questa parola significa anche
“punizioni”, “scotto”). continua>>>
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