L’amore ha ormai superato la visione idilliaca dell’“holding
hands” e viene introdotta anche la possibilità
del dolore e dell’umiliazione (“don’t
hurt my pride like her”). Inoltre, si insinua l’idea
del tradimento: l’intrusione di una terza persona
destabilizza la relazione Beatles-pubblico, al quale diviene
sempre più difficile riuscire ad identificarsi
con “You”. Recita, infatti, la prima strofa
di You Can’t Do That:
I
got something to say that might cause you pain,
If I catch you talking to that boy again,
I’m gonna let you down
And leave you flat
Because I told you before, oh,
You can’t do that.
iLe relazioni
che, nelle prime canzoni dei Beatles, rientravano “nell’orizzonte
dell’uguaglianza” del dare per avere, ora
vacillano; non tutto si pareggia nel rapporto d’amore,
non più quel “gioco facile” che alcuni
versi di Yesterday rimpiangono:
Yesterday,
love was such an easy game to play,
Now I need a place to hide away
Oh, I believe in yesterday
Why she had to go,
I don’t know, she wouldn’t say
I said something wrong,
Now I long for yesterday.
Yesterday
rappresenta l’idealizzazione di un passato basato
su un’illusoria univocità della parola: una
frattura insanabile tra significante e significato ha
generato equivoci, ambiguità, “something
wrong” che ha fatto andare via “lei”;
“she” che non ha “voluto dire”,
spiegare, perché ormai la parola ha perso ogni
probabilità di riuscire a comunicare senza alludere,
senza rinviare ad un senso “altro”.
Il “gioco amore” è stato perso fra
il vuoto dei significanti, fra l’imprevedibile trappola
dello stesso Linguaggio. Una perdita che è anche
liberazione, affrancamento dagli stereotipi a senso unico,
dalle rassicuranti ripetizioni; le “love songs”
dei Beatles cominciano, così, a dare spazio alla
plurivocità, all’enigma, alle insicurezze
del doppio senso.continua>>>